Il mondo stava cambiando, proprio come il cielo che si oscura durante un temporale estivo. Eldros stava crescendo, e l’umanità intera rischia di evolversi in un unico essere filosoficamente oscuro, sinistro e tetro che attualmente vive nella mia anima.
Il mio nome è Samuel, e ho sempre cercato il disagio nel mio tempo libero, il che mi ha portato a fare tante esperienze, sia positive che negative. La mia iperattività, il mio carisma e la mia voglia di avventure mi spingevano a socializzare con chiunque, al punto che ormai nulla riusciva più a sorprendermi. Conoscevo molto bene il lato oscuro del mondo: ladri, assassini, spacciatori… ero abituato a convivere con questo lato relativamente nascosto della società. Tuttavia, non avrei mai dovuto conoscere quel ragazzo, Nicolai. Nicolai nascondeva qualcosa che non era umano, qualcosa si nascondeva dentro di lui.
Lo incontrai tramite una conoscenza comune, un mio amico del liceo, Peppino. Peppino mi rivolse le sue ultime parole per telefono, “Ho uno strano presentimento, credo che Nicolai si sia fatto prendere volontariamente da qualcosa. Ascoltami bene, cerca di evitarlo il più possibile”, fece una pausa e con voce tremante continuò, " Non è più se stesso, ha bisogno di tempo per resistergli." Pensai che Peppino volesse dirmi che Nicolai fosse stato arrestato dai Carabinieri e che dovevo evitare di cercarlo per non destare sospetti su di me. Così mi distaccai da Nicolai.
Passarono quattro mesi da quella chiamata, e non si fece più sentire. Nessuno sapeva dove fosse, ma non mi preoccupai. Peppino era sempre stato una persona sfuggente quindi credevo semplicemente che fosse da qualche parte nel mondo, al computer, con una canna in mano a cercare vulnerabilità nei sistemi informatici, tentando di tirare su qualche milione di euro, come era solito fare, bucando sistemi e ricattando aziende.
Purtroppo non quella volta, Peppino fu ritrovato in una foresta abruzzese da alcuni fungaioli di zona, o meglio, fu ritrovata solo una parte di lui, identificabile a malapena. Rimase parte del suo torso, le costole e la spina dorsale, mentre le gambe e le braccia erano sparite, non mangiucchiate da animali, ma lacerate come se fossero state strappate via da una forza sovraumana, o soprannaturale. I familiari non riuscivano a credere a quanto accaduto e fecero fare delle indagini, ma non emerse nulla. La cosa strana era che non si trovò nemmeno un indizio nel luogo del delitto, nemmeno un segno sul terreno. Il sangue era schizzato nel bosco di faggi in modo uniforme, a 360° dal luogo del ritrovamento. Peppino aveva qualche nemico, ma non si riusciva a capire in che modo fosse stato ucciso.
Due anni dopo l’accaduto, mi contattò Nicolai. Disse che voleva fare un campeggio a Villetta Barrea durante le ferie di agosto. Mi chiamò e disse: “Hey Samuel, dal 19 al 21 voglio fare un campeggio a Villetta Barrea. Che ne dici se tu e la tua ragazza vi unite a me e Valentine? Sai, non mi va giù quello che è successo a Peppino e vorrei vedere se esce fuori qualcosa mentre ci rilassiamo un po’ in montagna intorno a un fuoco.” Risposi “Certo, Egregio, vedo se va bene a Isabela. Così si facciamo una vacanza senza spendere troppo questa volta.” Nicolai a quel punto disse, “Bene bene, ho in mente una cosa, qualsiasi cosa succederà tu resta al gioco, non ti anticipo niente. E non dire niente alla tua ragazza e a Valentine che dobbiamo sbrigare delle faccende personali, poi capirai. Resta al gioco.”
“Resta al gioco.” Quelle parole furono dette con un’aria sinistra, come se avesse in mente qualcosa di losco. Ma pensai: è Nicolai, probabilmente intendeva che voleva fare qualche trappola e mangiare un po’ di selvaggina fresca.
Quello che non potevo sapere è che non conoscevo più quel Nicolai, e me ne resi conto troppo tardi.
Il 19 agosto di tre anni fa, partimmo insieme da Roma per Villetta Barrea. Quando rividi Nicolai, mi sembrò che non fosse cambiato quasi per niente. L’unica differenza evidente erano le sue occhiaie, sembrava non dormisse da giorni, ma era sveglio e iperattivo come sempre.
Arrivammo al campeggio e ci sistemammo in un angolo appartato della foresta, circondati dalla bellezza selvaggia delle montagne abruzzesi. La giornata trascorse tranquilla, con qualche nuvola e un po’ di pioggia, e il paesaggio aveva un’aria di leggerezza che sembrava nascondere un sottofondo di tensione. Nicolai era tranquillo, abituato alla montagna, e si occupava di tutto insieme a me.
Durante la notte, mentre il fuoco crepitava e le ombre danzavano sui tronchi degli alberi, cominciammo a parlare delle ultime notizie e a ricordare Peppino. Nicolai sembrava particolarmente coinvolto nella conversazione, come se ogni parola lo intrigasse con una nostalgica malinconia. Alla fine, ci ritirammo nelle nostre tende, ma il sonno faticava ad arrivare. Un senso di inquietudine aleggiava nell’aria.
Nel cuore della notte, fui svegliato da rumori strani e indistinti provenienti dal campo. Mi alzai, cercando di capire cosa stesse succedendo, ma trovai tutto tranquillo. Tuttavia, l’aria era densa di una sensazione angosciante. Decisi di non dire nulla agli altri, temendo di allarmarli inutilmente.
Mi alzai e trovai Nicolai accanto al fuoco. La tenda di Nicolai e Valentine era aperta e non c’era nessuno dentro, così chiesi a Nicolai: “Non dormi? Ecco perchè quelle occhiaie, fatti una dormita ogni tanto.”
“Dov’è Valentine”, dissi. Nicolai rispose “Resta al gioco, ricorda”. Io iniziai a sospettare qualcosa di sbagliato in lui quella notte. Il bosco era silenzioso e scuro, i faggi schioccavano al vento, crepitavano e si contorcevano. Dopo una mezz’ora, decisi di andare a cercare Valentine, preoccupato che le fosse successo qualcosa. Infatti, la trovai a circa 200 metri dalla tenda, in uno stato di shock, ma senza segni di violenza.
Gridai: “Vale, Vale, che è successo?” Ma non rispose. Era pallida e guardava nel vuoto. Così urlai aiuto, sperando di far arrivare Nicolai o Isabel per farmi dare una mano.
Sentii dei passi lenti avvicinarsi. Non erano passi affrettati, e la cosa mi parve strana, dato che stavo gridando aiuto. Erano passi lenti e decisi.
Quando l’ombra si avvicinò, vidi che era Nicolai. Mi guardò, e io dissi: “Aoo, sta male, chiamiamo un’ambulanza e tiriamola fuori da questo bosco di merda.”
Nicolai rispose, “Mi dispiace, Samuel, non è stata colpa mia. Ma non voglio far sapere niente a Valentine, vorrei che almeno lei avesse un bel ricordo di me. Di quello che sono stato e non di quello che mi ha fatto diventare questo essere.”
Cercai di dare un contesto a ciò che mi stava per dire, ero solo inquietato dalla situazione e dalla sua calma. Non poteva avere quel sangue freddo vedendo la sua ragazza a terra svenuta.
Nicolai continuò, “Eldros ha tirato fuori tutto il male che albergava in me e lo ha sfruttato per mantenersi in vita, mi ha fatto fare cose al di fuori dell’umana comprensione. Così come è stato per Peppino. Valentine sono riuscito a farla svenire e a tirarla fuori da questa questione, ma tu dovrai essere il prossimo portatore, io sono arrivato al limite.
In quel momento, un essere tentacolare e viscido emerse dalla pelle di Nicolai, così provai a correre ma all’improvviso avvertii un senso di pesantezza, mi aveva preso, ero diventato la sua anima ed il suo corpo. Mi voltai e vidi Nicolai che iniziò a fluttuare ed esplose, le gambe e le braccia esplosero in migliaia di pezzettini viscidi come catrame che evaporarono al contatto con il terreno. Il resto del corpo nel frattempo cadde a terra e Nicolai semicosciente mi rivolse le sue ultime parole
“Sei stato scelto anche tu, sei il prossimo a dover sopportare questo peso. dopo Peppino e me sei tu a doverlo sopprimere, cerca di reprimerlo, proprio come ho fatto io e Peppino. Forse tu riuscirai a reprimerlo”. La carne del torso di Nicolai si consumò, il sangue divenne vapore nero, come se si stesse sciogliendo nell’acido. Io non potevo credere ai miei occhi. In stato di shock, mi caricai Valentine sulle spalle e la trascinai verso le tende per avvisare Isabel. A quel punto, sentii una voce rauca dentro di me: “Non dire niente, o dovrò passare nel corpo della tua amata.”
In trance, posai Valentina per terra e scappai. In quel momento, decisi che dovevo vagare nel bosco e tenere un profilo basso. Lui non sarebbe svanito con la mia morte, come diceva Nicolai, la cosa che potevo fare era reprimerlo, non potevo portare quella cosa nella società. Non lascerò che Nicolai e Peppino lo indebolissero per nulla, Eldros è il suo nome, non è uno spirito, non è un alieno, è qualcosa che ancora non conosco, forse un dannato che vaga di anima in anima alla ricerca delle distruzione morale e che prende il controllo delle mie azioni con la forza.
Ed è così che vago da tre anni in giro per il parco Nazionale nutrendomi di cervi e piccoli animali. Se trovate questa lettera non ponetevi domande, non agite nei miei confronti e non mandate persone nel bosco, potrebbe costare la vita dell’intera umanità, si rafforzerà nutrendosi di qualsiasi essere abbia una coscienza ed un po’ di senso immorale.